Si abbassa la qualità della vita a Parma


La classifica del Sole 24 ore ha pubblicato la classifica delle città italiane per qualità della vita: Parma è stata relegata la 29 posto, perdendo 7 posizioni rispetto al all’anno scorso.

Il direttore del Gazzetta di Parma Michele Brambilla, a commento della classifica del Sole 24 Ore, appella “professionisti dell’autocommiserazione” coloro che mettono in discussione il modello Parma.

Le opinioni sono per loro natura soggettive. Parma è una città in cui si sta bene, che ha grandi aziende, siamo anche in serie A nel calcio…, ha civiltà, volontariato diffuso, ma non è l’ombelico del mondo e nemmeno la capitale di tutto.

Ma siccome la Gazzetta, oltre alle opinioni, racconta fatti, viene da chiedersi come mai, ogni giorno, trovino spazio una serie infinita di fatti di cronaca nera che ci parlano di una Parma in cui, accanto a una città ricca, c’è una città che conta 15 mila poveri (15 mila), che c’è uno spaccio e un consumo di droga crescente che arriva sino alle scuole, che ci sono quartieri che devono fare i conti con una microcriminalità permanente nelle strade, che ci sono comparti economici in crisi (commercio, edilizia, la filiera agroalimentare del Parmigiano), c’è un welfare che non riesce più a sostenere l’erogazione gratuita dei servizi di base (pensiamo ai disabili), ci sono questioni politiche aperte come Aeroporto, Centro Commerciale di Baganzola, Fiere di Parma che si pongono come mine vaganti per la futura stabilità economico finanziaria dell’Ente Comune, c’è una situazione difficile per la sanità locale nel mezzo di inchieste giudiziarie.

Le classifica del Sole 24 Ore assegna a Parma il quinto posto come Pil pro-capite (quindi si conferma una città di grande ricchezza individuale), ma al 64° posto per protesti (assegni in banco e affini), al 72esimo posto per giustizia e sicurezza, al terzo per ambiente e servizi, ma al 44esimo per cultura e tempo libero, al 23esimo posto per demografia e società.

Data la serietà della fonte (Sole24 ore, quotidiano economico di Confindustria), crediamo che un dibattito serio su chi siamo e dove stiamo andando sia più utile che attaccarsi a una narrazione autocelebrativa.