La crisi della sinistra e la frantumazione della forza lavoro



di Cristina Quintavalla

La crisi della sinistra, appalesata dall'esito del voto, su cui tanto si è dissertato dal 4 marzo, non è solo una crisi di rappresentanza politica, ma ha cause strutturali, che investono processi in atto ormai da diversi anni.
Ne indico schematicamente alcuni:

1. la mancanza di una soggettività politica delle classi subalterne
La drammatica rilevanza di questo problema risiede non solo nel fatto che lavoratori, precari, disoccupati, sfruttati a vario titolo non dispongano di un'organizzazione politica, ma soprattutto che siano stati messi nelle condizioni (strutturali, per l'appunto) di non poter più essere soggetti politici, capaci di essere cioè soggetti attivi, protagonisti della trasformazione dei rapporti di sfruttamento e oppressione di cui sono vittime. Questo è stato il prodotto di un lungo processo volto a determinare:

  • la scomposizione della classe
    La frammentazione prodotta dalle diverse tipologie contrattuali (oltre una cinquantina), con diverse retribuzioni, condizioni di ingaggio - il lavoro a tempo determinato, indeterminato, somministrato, a tempo pieno, parziale, a intermittenza, a chiamata, con i contratti a termine acausali, i co.co.co, le finte partite IVA- ha sbriciolato l'unità e con essa la forza oppositiva della classe lavoratrice. Il disegno si è compiuto attraverso tappe precise: il pacchetto Treu, la legge Biagi, l'art.8 di Sacconi, la legge Fornero, il decreto Poletti, il Jobs act in particolare.

  • agenzie interinali o finte cooperative
    le nuove forme di interposizione tra lavoratore e industria, rappresentate da agenzie o da finte cooperative, in virtù delle quali il lavoratore prestato da un'agenzia ad un'impresa subisce l'estrazione del plus-valore da parte dell'impresa stessa, senza che essa ne sia la diretta controparte, contro la quale diventa impossibile organizzarsi sul piano sindacale o politico.
    Il lavoro somministrato è cresciuto del 25% tra il '16 e il '17. E' sempre più utilizzato nell'industria, che recluta il personale per il 46% dal lavoro somministrato (dati INAIL, 3°trimestre '17). Lo stesso vale per il contratto a chiamata, utilizzato ben oltre i soli settore del turismo, dello spettacolo e dei pubblici servizi.

  • la nuova disciplina dei licenziamenti

  • la legislazione sul lavoro, che con introduzione dei contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti ha sdoganato i licenziamenti senza reintegro e il demansionamento dei lavoratori

  • la legalizzazione della precarietà, attraverso il famigerato contratto a tempo determinato acausale, per il quale l'impresa non ha più obbligo di dichiarare la causa dell'assunzione temporanea ed è quindi applicabile a qualsiasi mansione.

2. l'integrazione delle classi lavoratrici subalterne all'interno dei falsificanti processi di identificazione proposti dal vigente sistema dominante sempre più totalitario: esse sono state spesso rese prone ai dispositivi del comando, reificate, dominate dai feticci del mercato. Si tratta della conseguenza più rilevante del processo di scomposizione della classe: la deformazione della coscienza di classe del mondo del lavoratori.
Come scrive Gyorgy Lukàcs in Storia e coscienza di classe: “La coscienza di classe è il senso divenuto cosciente della situazione storica della classe”.
Come può sorprenderci la confluenza del consenso elettorale nei confronti di quelle forze politiche che occultano le loro opzioni liberiste e filo-capitalistiche dietro formule ambigue, devianti, apparentemente ribellistiche?
Si tratta di uno sparigliamento di carte senza precedenti, che nuoce a tutti: non solo alla Sinistra.
E' come essere privati della formidabile forza propulsiva di quelle classi che hanno contrastato i disegni del profitto di pochi, che hanno scritto la storia del riscatto del lavoro, dell'emancipazione degli ultimi, che si è riverberato sull'intera società col suo carico di riforme conquistate (dallo Statuto dei lavoratori, al contratto nazionale collettivo di lavoro, alla sanità pubblica, alla scuola pubblica, laica e di massa, ecc.)

3. L'arretramento è stato sconvolgente
Oggi i moderni schiavi senza diritti sono privi di soggettività politica, di rappresentanza politica, divisi, ricattati, soli: i riders, i magazzinieri, i telefonisti, gli addetti alla logistica, all'assistenza, alle pulizie, i giovani, anche diplomati o laureati, i lavoratori licenziati, senza lavoro e senza pensione, senza o con ammortizzatori sociali insufficienti, senza ferie pagate, senza diritto all'astensione dal lavoro per malattia, senza diritto di sciopero, senza retribuzioni dignitose, con turni massacranti, senza orari di lavoro, con contratti arbitrari e ricattatori, senza o con pochissime tutele, senza prospettiva su quello che accadrà loro a distanza di un mese.

4. L'abdicazione da parte della sinistra, sempre più cinica e ondivaga, della sua storia e della sua ragion d'essere. Quando manca il punto di riferimento fondamentale ogni nuovo tentativo è un vagare senza meta, sempre più fiacco, una sorta di truccata riproposizione di giochi di ruolo e di formule alchemiche senza prospettiva.

Il fallimento delle socialdemocrazie ne è la riprova sconvolgente.