L'impegno dei cattolici in politica


Due cose mi colpiscono molto, da cattolico, dell’ultimo periodo della politica: da un lato la apparente assenza di una unità che si possa coagulare, come in passato, intorno ad un partito o a delle battaglie valoriali; dall’altro, l’incessante invito del Papa e dei Vescovi a farsi avanti, a entrare nella vita politica e a coinvolgersi nella mischia, oggi più che mai.

Mi stupisce e mi provoca ancora di più, nel massimo momento di sfiducia nei politici e nella capacità dei politici di rispondere ai grandi problemi del nostro tempo. In realtà credo che questa richiesta, che nel mio piccolo ho accolto un anno fa, inviti i Cattolici a fornire un contributo originale in una società che cambia alla velocità della luce e che spesso sembra spiazzare totalmente chi è stato abituato a ragionare in termini di valori e schemi immutati da decenni.

Oggi ci è chiesto, come cattolici in politica, ma prima di tutto come persone, di tornare ad essere presenza nei luoghi di lavoro, nella società, nella politica, nelle attività sociali; di esserci, di essere compagnia a chi sta peggio, a chi si muove da un continente all’altro alla ricerca di una vita migliore, a chi fa fatica ad arrivare a fine mese, con tutto il bagaglio e la valorialità dei Cattolici, ma soprattutto con un impegno personale, non delegabile.

Nel caso poi della società italiana, mi pare che ci sia chiesto di esprimere una originalità almeno sotto due aspetti, che poi, a ben guardare sono riconducibili ad uno solo.

In primis il fatto è che la realtà, per un cattolico, è riconosciuta come positiva, e da questo deriva un atteggiamento costruttivo , di valorizzazione che non è cieco ottimismo, ma realmente uno sguardo certo di fronte a quanto succede; che permette di rimanere dentro la realtà, di affrontare i problemi, di incontrare chiunque e di trovare soluzioni che valorizzino tutte le posizioni. In secondo luogo, ai Cattolici, anche in politica è richiesto di creare ponti, di aprire dialoghi, di avvicinare le posizioni; mi ha colpito molto che nella prolusione del Presidente della Cei in vista delle elezioni politiche italiane non si siano date indicazioni di voto, ma si siano messi in evidenza 3 verbi come compito per i politici: ricostruire, ricucire, pacificare.
cco, nella temperie politica italiana di questi giorni, questo appare come un compito improbo, ma necessario; è molto più semplice individuare un nemico da abbattere e concentrarsi su una dinamica di muro contro muro piuttosto che individuare persone e temi comuni su cui poter aprire un dialogo. Storicamente sono sempre state le iniziative personali a scardinare le divisioni più profonde.

In questo momento può apparire impossibile, ma solo riconoscendo che alla base dell’impegno in politica di tutti dovrebbe esserci una ricerca del Bene Comune, si può provare a trovare dei compromessi pur nella diversità di fondo e di partenza.
Perché la politica deve necessariamente tentare di trovare vie di mezzo, compromessi, soluzioni condivise e l’Italia, in questo momento, ha bisogno di questo non di continue guerriglie, scomuniche, muri contro muri.

L’esempio della nostra Costituzione è lì a dirci quanto possa essere nobile ed alto il risultato dello sforzo di riconoscimento di forze profondamente diverse, ma che tendevano al bene comune.

Questo può succedere solo se si riparte dalle singole persone, dai desideri profondi di ciascuno di giustizia, di dignità, di poter costruire qualcosa e da una presenza e vicinanza costante ai luoghi dove questi desideri vengono oggi frustrati. E’ tra questi luoghi la politica rimane certamente quello privilegiato. Dobbiamo saper cogliere la sfida.

Fabrizio Pezzuto
Capogruppo in Consiglio comunale di Parma Unita