Parma e la droga



La vignetta di Gianluca Foglia in arte Fogliazza

La droga è un problema sociale e culturale enorme e a Parma di droga ce ne è tanta, se ne vende troppa e il circolo vizioso domanda-offerta si autoalimenta in modo pericoloso. Perché lo spaccio avviene alla luce del sole, in zone precise e conosciute della città, da San Leonardo a Oltretorrente. Perché si stima che ogni giorno vangano compravenduti circa 10 Kg di droga in città.

Perché tutti sanno chi spaccia e chi sono i consumatori, troppo spesso minorenni. E gli assuntori sono sempre di più e i tipi di droga sempre più micidiali e a buon prezzo. Una dose di eroina o una di cocaina sono ormai alla portata di chiunque e di qualunque paghetta. E si tratta di “roba” spesso tagliata male, con additivi altrettanto tossici. Sappiamo che gli effetti della droga possono essere devastanti, su chi la assume e sugli altri. E sono soprattutto i giovani a essere i più vulnerabili.

C’è necessità di diffondere informazioni sulla droga a tutti, alle famiglie in particolare, ai ragazzi. Perché la conoscenza è precondizione per potere affrontare i pericoli. Occorre capire cos’è la droga e cosa ci sta dietro, partendo da due punti di vista complementari:

  • quello di chi si droga, ai diversi stadi di assunzione, sino alla dipendenza e, da lì, sino al recupero o alla mitigazione degli effetti, parlandone sia su un piano individuale, che sociale e comportamentale, che medico-scientifico
  • quello del mondo sommerso che vive economicamente ed illegalmente sulla droga, le centrali di spaccio, alla luce del sole, sul web ecc.

La relazione tra fruitore e venditore è uno degli elementi simbolici più forti della trasformazione di una società che sta cambiando senza crearsi anticorpi efficaci che sopperiscano alla perdita di riferimenti che erano solidi da generazioni (la famiglia, in primis, ma anche la scuola o un bagaglio di valori condivisi).

Due mondi (spacciatori e consumatori) che si incontrano nel gesto dell’acquisto, un gesto in cui si condensa il significato di una comunità che ha totalmente modificato il proprio assetto culturale. Non parliamo di valori, ma di una modificata strutturazione sociale, di relazioni mutate tra gli individui, di una solitudine sempre più profonda, di ansie da prestazione sociale, di esigenze indotte per il dovere di essere sempre sul pezzo, di apparire in forma, adeguati alla frenesia dei contesti (pensiamo alla cultura dello sballo e a tutto quello che ci sta dietro). Di questo abbiamo discusso nella serata organizzata al WoPa di via Palermo dal titolo volutamente provocatorio “A Parma c’è qualche problema di droga”. Vedi la diretta su Facebook

Ci ha interessato, tra le altre testimonianze, quella di Matteo Cambi, una persona che dal vertice della scala sociale è caduto vittima della tossicodipendenza, sino a perdere tutto per poi riprendere con grande fatica, la strada di un recupero, in cui il ruolo di istituzioni come il Sert o di una “casa” vera e propria come Comunità Betania sono stati fondamentali.
Perché c’è chi ogni giorno dedica il proprio impegno, il proprio tempo, la propria competenza per ricostruire un senso di comunità in chi è caduto in basso. A persone come don Luigi Valentini che con la sua Comunità Betania lavora con amore e con straordinari risultati concreti, da anni, per il recupero umano e sociale e una reintegrazione di chi è caduto nel baratro della tossicodipendenza. A persone come Maria Antonioni, Barbara Cantarelli, Nicola Bolzoni che dalle istituzioni sanitarie lottano per prevenire, mitigare e curare. A tutti coloro che in associazioni, nel volontariato, nelle stesse famiglie, si danno da fare per dare dignità e speranza a chi rischia di perdere tutto in una spirale che può diventare un incubo terrificante. E sul fronte della repressione ci sono le forze dell’ordine che ogni giorno combattono contro un sistema di commercio illegale che arricchisce le varie mafie, che lucrano sui malesseri sociali, sulla debolezza delle persone. E lo fanno pur nell’ambito di una debolezza legislativa che impedisce troppe volte efficacia all’azione di repressione dei crimini.

La battaglia della droga non si vince tuttavia per compartimenti stagni. Né solo dal punto di vista della lotta allo spaccio, né solo con politiche sociali o sanitarie, o educative, ma con tutte queste politiche insieme.
La droga si vince con una azione complessa, a trecentosessanta gradi, che veda una alleanza organica che parta dalla scuola, dalle istituzioni di formazione, da quelle sociali e sanitarie, dalle famiglie, dalla chiesa e da tutti i credi religiosi, dalle associazioni, e che non si nasconda mai dietro un dito o un protocollo.
Occorre prevenzione, occorre informazione (tanta informazione), occorre coerenza, occorre severità nella repressione dei fenomeni di commercio illegale, occorrono anche leggi che mettano le forze dell’ordine in grado di agire, ma occorre prima di tutto volontà politica. Non è una lotta che può essere lasciata a pochi, è un bisogno collettivo. Parma potrebbe tornare ad essere quell’isola felice che tutti vorremmo che fosse.

Paolo Scarpa

La preoccupante inchiesta de L'Espresso: Colla, coca, eroina: in Italia l'emergenza droga comincia a 8 anni